lunedì 3 agosto 2009

PASTORE EVANGELICO RINALDI GUIDO ANTONIO ( FRANCO )

Isaia 41, 13 “Non temere, io t’aiuto!”

L’intero capitolo 41 è un riassunto di molti fra i temi più salienti del Deutero-Isaia o Isaia di Babilonia, come viene a volte chiamato dai commentatori, che sono : l’unicità di Dio, il suo carattere di Creatore di una nuova realtà, che dovrà cominciare con il ritorno degli esuli, il sostegno e la consolazione a persone scoraggiate.
L’autore si rivolge agli ebrei esuli a Babilonia, che sono in pericolo di perdere la loro religione, dopo un lungo periodo di distanza dalla patria, dal re, da Gerusalemme, dal Tempio, dai sacerdoti a cui tanto facilmente ci si abitua a delegare la fede in ogni tempo.
La gente a cui si indirizza il profeta è forse gente stanca e frastornata: l’idolatria che la circonda sembra forte, invincibile, è diffusa in tutto il mondo, con forti simboli e imperatori invincibili. Ha templi giganteschi e tentacolari, alle cerimonie dei quali è difficile sottrarsi; non sembra buona politica ritirarsi in se stessi a pensare al Dio tribale, che ha “scelto Giacobbe”, che ha chiamato Abramo “l’amico mio”. Israele è triste e solo, ed è tentato di “smarrirsi”, di sentirsi una larva o un vermiciattolo (v.14) in un contesto storico-politico gigantesco di cui non arriva a comprendere la portata. Ci sono persone ricche e potenti, come i babilonesi, che sono i suoi padroni, ma anch’essi stanno per esser spazzati via dai Persiani e con la caduta di Babilonia nel 539 viene anche l’editto di Ciro che permetterà agli esuli d’Israele di ritornare a casa.
In questo quadro si colloca il Libro delle Consolazioni, che chiamiamo Deutero-Isaia, che è destinato a ridare forza, coraggio, identità a chi l’ha quasi perduta. L’identità è quella dei padri: Giacobbe, Abramo. Questo testo usa delle parole-chiave che faranno riflettere e riecheggeranno per sempre nella storia ebraica e poi in q uella cristiana: servo (ebed) e amico (ochavì, l’amato mio). Anche Gesù se ne è servito per parlare del suo rapporto con i discepoli e con Dio. All’identità troppo piccola che noi ci attribuiamo nei momenti di depressione (il vermiciattolo) Dio risponde con l’offerta di essere per sempre il nostro Amico: “Io sono il tuo Dio, io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia” (v.10) oppure “Io, il Signore, il tuo Dio, fortifico la tua mano destra e ti dico: Non temere, io ti aiuto!”; “Il tuo Redentore è il Santo d’Israele” (v.14).
Dio è il Dio unico, che scende in contesa con gli idoli e li smaschera per la loro pericolosa nullità, che però diventa oppressione dei miseri. Lo stile è quello della diatriba giudiziaria (il “rib”) dove si espongono tutte le ragione del querelante e si attendono delle risposte da parte degli altri: “Veniamo assieme in giudizio!” (v.1). Apparentemente sono più forti e più uniti gli adoratori degli idoli, si danno coraggio a vicenda (v.5). Usano la scienza e la tecnica per “fabbricare” i loro dèi, in realtà questi rappresentano gli oppressori regnanti dell’epoca, che a volte si sostengono, a volte si combattono. Non c’è bisogno di congiura contro il Dio unico che vede e sente ogni cosa. Dio stesso li invita: “Presentate la vostra causa… esponete le vostre ragioni! (v.21), e poi dimostra che non sono in grado di prevedere e provvedere al futuro, “non sono che vanità; le loro opere non sono nulla, i loro idoli non sono che vento e cose da niente” (v.29).
Dio è l’Unico e non è un idolo. Fra Dio e l’idolo passa la differenza fra essere e non essere; Dio fa essere le cose che non sono, accetta di essere l’amico del vermiciattolo, dichiara “Io, il Signore, sono il primo, io sarò con gli ultimi” (v.4). Dobbiamo immaginare questa Presenza a proteggere gli ultimi, come quando si sfolla da una casa che brucia e può essere pericoloso per chi resta indietro. E’ quello che avverrà con il Servo Sofferente del Signore che prenderà su di sé il pericolo per salvare la vita degli altri. E’ quello che confessiamo noi in Gesù, come il Signore che ha donato la sua vita per la nostra salvezza. Con la sua presenza i vermiciattoli diventano uomini e donne a statura umana vera, capace di prendere responsabilità e di portarla per gli altri; diventano amici, creano strutture collettive comunitarie capaci di riscatto di quelli che restano indietro, degli ultimi che devono sempre e di nuovo esser salvati. Non così l’idolo, che rappresenta sempre il potere (assoluto) di qualcuno mentre tutti gli altri sono nella più estrema miseria: in questo quadro ci sono i grandi della terra, che vivono nella prosperità, “parlano dall’alto in basso con arroganza… Alzano la loro bocca fino al cielo, e la loro lingua percorre la terra” (Salmo 73,9). E “il popolo si volge dalla loro parte, beve abbondantemente alla loro sorgente”, tanto da far gridare il Salmista “Invano dunque ho purificato il mio cuore!?” La presenza degli idoli si vede proprio da questa disparità: le masse sono abbandonate a se stesse, non contano nulla e non decidono neanche della loro stessa vita, per non parlare dei destini dell’umanità, mentre uno, circondato da pochi viene venerato come un dio. La tentazione però è viva per le masse di adorare quell’idolo che viene osannato per le sue virtù; i ricchi diventano sempre più ricchi; chi ha potere ne ha sempre di più e gli viene attribuito anche quello che dovrebbe esser diviso fra tanti. Occuparsi degli “ultimi” non è il loro interesse primario, anzi, gli ultimi se sono tali sono degli incapaci, mentre loro sono intelligenti e svelti; se sono religiosi si sentono anche molto buoni e al servizio degli altri. Però gli altri non sono sollevati dalla condizione di vermiciattolo a quella di amico. Quando ci sono gli idoli, ci sono tanti vermiciattoli che resteranno sempre tali, con qualche albero su cui salire ogni tanto. Dio dice “Non temere”: questa esortazione con varianti dallo stesso contenuto pare si trovi 366 volte nella Bibbia, una per ogni giorno dell’anno, compreso l’anno bisestile. L’abbiamo ricevuta da Gesù, quando i discepoli sono sulla barca e c’è tempesta sul lago; l’ha sentito Giuseppe dall’annuncio dell’angelo e i pastori con l’esortazione ad andare a trovare il bambino appena nato… Non si possono elencare i vari “Non temere”, perché sono troppi… Fino alla risposta piena di fiducia del Salmo 23 “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei male alcuno, perché tu sei con me”. Se Dio dice “Non temere” sappiamo che è dietro di noi per salvarci e che non dobbiamo temere neppure la morte, perché anche se dovessimo affrontarla sarebbe con noi, come vi è già stato il Cristo prima di noi. La descrizione della salvezza di Dio viene descritta nei termini di un nuovo inizio: Dio farà scaturire dei fiumi sulle nude alture, delle fonti in mezzo alle valli, pianterà nel deserto alberi di ogni specie (v.18-20). Il Creatore può dare inizio a una nuova creazione, discute con gli idoli, li smaschera, dà forza ai pochi suoi amati seguaci, dona la vita del suo Servo, cioè la sua stessa vita per gli ultimi, dona la sua identità a chi l’ha persa dietro agli idoli. Il Creatore del futuro dell’umanità ci esorta ad esultare per quello che sta per creare: bisogna che tutti “vedano, sappiano, considerino e capiscano che la mano del Signore ha operato e che il Santo d’Israele ne è il Creatore” (v.20).

Rinaldi Guido

sabato 29 novembre 2008



Allora Iddio pronunziò tutte queste parole, dicendo:
20:2
`Io sono l'Eterno, l'Iddio tuo, che ti ho tratto dal paese d'Egitto, dalla casa di servitù.
20:3
Non avere altri dii nel mio cospetto.
20:4
Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne' cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra;
20:5
non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l'Eterno, l'Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l'iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano,
20:6
e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m'amano e osservano i miei comandamenti.
20:7
Non usare il nome dell'Eterno, ch'è l'Iddio tuo, in vano; perché l'Eterno non terrà per innocente chi avrà usato il suo nome in vano.
20:8
Ricordati del giorno del riposo per santificarlo.
20:9
Lavora sei giorni e fa' in essi ogni opera tua;
20:10
ma il settimo è giorno di riposo, sacro all'Eterno, ch'è l'Iddio tuo; non fare in esso lavoro alcuno, né tu, né il tuo figliuolo, né la tua figliuola, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero ch'è dentro alle tue porte;
20:11
poiché in sei giorni l'Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch'è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò l'Eterno ha benedetto il giorno del riposo e l'ha santificato.
20:12
Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che l'Eterno, l'Iddio tuo, ti dà.
20:13
Non uccidere.
20:14
Non commettere adulterio.
20:15
Non rubare.
20:16
Non attestare il falso contro il tuo prossimo.
20:17
Non concupire la casa del tuo prossimo; non concupire la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo'.
20:18

sabato 1 novembre 2008

LA SCELTA E’ TUA!

E tu sai scegliere!


Ti ho dato la vita, ma non posso viverla per te.
Posso darti il mio amore, ma non posso importi di amare.
Posso offrirti un consiglio, ma non posso accettarlo al tuo posto.
Posso permetterti la libertà, ma non ho nessuna voce in capitolo sul come tu la usi.
Posso raccontarti ciò che significa l’amicizia, ma non posso scegliere gli amici per te.
Posso spiegarti la sessualità, ma non posso conservarti puro.
Posso insegnarti cose sull’abuso degli alcolici, ma non posso dire «NO» al posto tuo.
Posso avvertirti sulla droga, ma non posso impedirti di prenderla.
Posso mostrarti scopi elevati, ma non posso raggiungerli per te.
Posso insegnarti il rispetto per Dio e per gli uomini, ma non posso obbligarti a rispettarli.
Posso mostrarti il valore della gentilezza, ma non posso costringerti ad essere gentile.
Posso insegnarti ad essere generoso, ma non posso spingerti a non essere egoista.
Posso darti una lezione per distinguere il bene dal male, ma non posso scegliere per te.
Posso portarti in chiesa, ma non posso credere per te.
Posso avvertirti sul peccato, ma non posso farti resistere ad esso.
Posso amarti come mio figlio, ma non posso obbligarti ad amarmi.
Posso dirti com’è la vita con Dio, ma non posso darti la vita eterna.
Posso raccontarti di Gesù, ma non posso fare in modo che Egli diventi il tuo Salvatore.
Posso assicurarti che Gesù è la Via, la Verità e la Vita,
ma la scelta di accettarLo è tua! LA SCELTA E’ TUA!

martedì 26 agosto 2008

Pastore Rinaldi Franco


"Pace a Tutti"
Il pastore che in questi anni a curato la chiesa di verona in siema a glialti pastori e grazie a Dio, che abbiamo lavorato per L'opera Cristo e meravigliosa.

Pasore Fulli Giuseppe


I responsabili della chiesa di Verona. Franco, Ciao, Tomas, e i Diaconi, Claudio, Maik, e Pasqualino. La messa e grande ma gli "Operai son pochi " il signore a bisogno di operai e Gesù sa scegliere per la suo Opera e quella della Salvezza delle "Anime" "Dio vi ama", "Pace" nel signore.

Tomas mentre Predica nel "Convegno Vangelico"


Dio è la Luce dal Mondo! chi segue Gesù non camminare nelle Tenebre ma avrà la Luce della vita.

Tomas al convegno di "Bergamo"

Dio ha Benedetto tutti i sinti e gaggi che anno partecipato anche grazie a Dio ma Grazie al autorità ha partecipato L'assessore di Bergamo e per noi e stato in portante perché i funzionari dello stato anno visto di persona e anno visto che la chiesa evangelica zigana e molto utile per L'opera spirituale e sociale.